L’ARTE NEL CONVENTO FRANCESCANI DI S. ANTONIO IN CLES
LA CHIESA
La chiesa del convento sorse esattamente sul luogo dove era stata celebrata la messa all’aperto il giorno della benedizione della prima pietra (24.8.1631) da parte del principe vescovo di Trento Carlo Emmanuele Madruzzo. I lavori procedettero abbastanza lenti, portati avanti anche dai frati muratori, sembra su disegno di fra Filippo Gobbi della Valle di Gresta che le cronache conventuali definiscono “architetto”.
La pianta della chiesa è semplicissima: un rettangolo (aula) con l’entrata a ovest, con un semicerchio molto allungato a est (abside e coro). Dopo gli ultimi restauri (1997) la chiesa ora si presenta pulita e luminosa, con una nuova pavimentazione in pietra bianca e rosa, e con le decorazioni parietali più leggere. Sono stati rifatti anche due confessionali, l’altare verso il popolo, l’ambone e la bussola d’entrata; sono rimasti invariati invece i due confessionali più antichi e il pulpito in legno di noce lavorato.
L’altare maggiore è in legno scolpito, e il tabernacolo in legno intarsiato. L’altare è dedicato a S. Antonio di Padova rappresentato nella pala con Gesù Bambino incoronato da angeli. Si tratta di un’opera del pittore lucchese Pietro Ricchi (1606-1675), databile al 1653, costata allora cento talleri d’argento. Ai lati, sono poste due statue lignee di buona fattura, opera di artisti gardenesi (1922); raffigurano S. Leonardo da Portomaurizio, e S. Pasquale Baylon. In alto, al centro, un quadretto (cimasa), olio su tela, di ignoto del XVII secolo, con Gesù Bambino dormiente.
Ai lati dell’altare, sempre sul presbiterio, a sinistra è collocato il dipinto di Niccolò Ricciolini (1687-1772), databile al terzo decennio del XVIII secolo: Gesù Bambino in gloria con Dio Padre, la colomba dello Spirito Santo e angioletti. A destra è collocato un quadro che raffigura s. Bonaventura, di ignoto del 1649. Il Santo è presentato nella sua classica iconografia, mentre sul drappo del tavolo alla sua destra compaiono due stemmi: uno non è attribuibile, mentre l’altro appartiene alla famiglia Welsberg, elemento che suggerisce la sua provenienza dal Convento di Borgo Valsugana.
Sulla parete ad arco trionfale che separa il presbiterio dalla navata della chiesa ci sono conservate le due pale dei vecchi altari.
A sinistra, la Madonna Immacolata con i simboli delle litanie lauretane, segno della devozione dei Francescani verso Maria Immacolata ancor prima della proclamazione del relativo dogma. E’ opera di autore ignoto dell’ambito trentino tra Settecento e Ottocento. A destra, è appesa la pala S. Francesco che riceve le stimmate. L’opera è certamente del 1840, del pittore fiemmese Antonio Vanzo (1792- 1853).
Sull’arco, in alto, al centro, c’è un grande pregevole crocifisso in legno dell’Ottocento.
La volta e le pareti, pitture e decorazioni, sono opera (1913-1923) del francescano padre Angelo Molinari (1879-1952) da Cavalese.
Al centro, S. Antonio in gloria, attorniato da angeli, uno di loro regge un libro con l’inizio della più tipica preghiera del Santo: Si quaeris miracula (Se chiedi miracoli).
Nel rombo verso l’altare, Angeli in adorazione del Santissimo in un ostensorio. Nel rombo verso la porta, lo Stemma Francescano, con il braccio nudo di Cristo che si incrocia con quello di S. Francesco sotto la croce, e la frase paolina in latino (Gal. 6,14) che dice: Non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo.
Nel riquadro a sinistra, un simbolismo dell’indulgenza della Porziuncola: l’apparizione di Cristo e della Madonna a S. Francesco inginocchiato, con angeli stupiti per l’inaudita richiesta del Santo, e alcune rose in terra (simbolo dell’indulgenza ottenuta). Nel riquadro a destra, i due patroni primari dell’Ordine Francescano Secolare, la Regina S. Elisabetta d’Ungheria e il re S. Luigi IX di Francia, che si inginocchiano davanti a S. Francesco da cui ricevono le insegne di terziari (scapolare o cingolo); sullo sfondo la città di Assisi.
Di lato ai riquadri, otto piccoli medaglioni incatenati da cornici con fiori di giglio, con i principali santi francescani. Sulle pareti laterali sono distribuiti i quattordici quadri della Via Crucis, pregevole opera di autore ignoto della seconda metà del Settecento. L’ultimo quadro (stazione XIV), è invece opera (1923) di padre Angelo Molinari.
Sopra l’entrata, un olio su tela (1728) del fiemmese Valentino Degli Angeli (1694-1770), raffigura S. Francesco Solano, che battezza gli indiani. In basso a destra anche questo quadro porta due stemmi nobiliari, la data, e una scritta: “Umili offerte di Giovanni Ernesto Francesco Antonio conte di Thunn, e della moglie Maria Giuseppina contessa di Lanbergh”. Sul lato nord della chiesa è aperta la cappella dell’Addolorata. In un altare marmoreo, è inserita la pala che rappresenta Maria seduta ai piedi della croce senza Cristo. È uno dei capolavori religiosi tra il 1774 e il 1780 del poliedrico Cristoforo Unterpergher.
Nel locale al lato nord del presbiterio (coretto) è visibile il monumento funebre in marmo rosso, datato 1717, della famiglia Dusini de Glokenberq.
Dietro l’altare si apre il coro, con stalli a due piani in legno, messo in opera già nel 1640 ma sicuramente rimaneggiato più volte. Vi fa parte un mobile ad armadio basso che sostiene l’antico mastodontico leggio, con i suoi meccanismi che facilitavano il compito a chi doveva voltare la pagina dei grandiosi antifonali ivi collocati.
Sulla parete retro altare è appeso un quadro racchiuso entro doppia cornice barocca: si tratta di una Madonna che guarda il Bambino.
E’ copia di metà Ottocento di un più celebre dipinto di Scipione Pulzone (1550-1598). Davanti alla sacrestia, due grandiose tele del
Settecento, di autore ignoto, raffiguranti il Giudizio di Salomone mentre ordina di tagliare in due il bambino conteso da due donne, e Mosè ed Aronne davanti al Faraone mentre compiono il miracolo dei bastoni trasformati in serpenti.
Nella sacrestia campeggia un mobile a cassetti, sportelli e tabernacolo, di ignota produzione, verosimilmente ottocentesco. Porta incastonati quattro piccoli pregevoli ricami in seta, datati verso il 1762, raffiguranti: S. Pietro d’Alcantara; S.Antonio in adorazione di Gesù Bambino; Santa Margherita da Cortona e S. Pasquale Baylon.
Sulla parete libera, olio su tela, del Settecento, raffigurante la Madonna dell’Aiuto nell’usuale atteggiamento di tenerezza reciproca col Bambino Gesù proprio di questo diffusissimo modello artistico delle Alpi tirolesi.
IL CHIOSTRO
Nel primo chiostro, sul muro della chiesa, è affrescata una meridiana, ora poco leggibile.
Una seconda meridiana è dipinta nel secondo chiostro (1904: P. Nazario Barcatta 1873-1933), e una terza illeggibile sul muro sud del convento. Nei due chiostri si possono osservare tre affreschi di autore ignoto, databili al secolo XVII e XVIII, raffiguranti la Flagellazione, Cristo sotto la croce, l’Annunciazione; e un frammento di altro affresco risalente al tempo della costruzione del convento e raffigurante un atrio colonnato. I due chiostri sono ornati con altri recenti dipinti (1980) dovuti alla mano del pittore Franco Lancetti.
IL REFETTORIO
Una parete intera è occupata dal dipinto l’Ultima cena, di Giuseppe Alberti (1640-1716), datato 1694.
Di pregio sono i quadri di Antonio Longo (1742-1820), Cristo crocefisso con la Trinità (1810), e Madonna col Bambino e la Trinità (1820).
Ci sono anche tre ritratti quello di Fra Arcangelo (Bartolomeo) Dal Lago (1724-1798), opera di Nicolò Volani (1728-post 1806); quello di Mons. Maturi (1686-1751) del secolo XVIII; e quello di p. Antonio Molinari del secolo XX. Nello stesso refettorio è appeso alla parete un Cristo coronato di spine del XVIII secolo, e un crocifisso ligneo del secolo XIX.
EX BIBLIOTECA
Il convento conserva altre pregevoli opere, collocate nella ex biblioteca diventata spazio espositivo. Spicca il Cristo morto di Giovanni Battista Lampi (1751-1830), datato 1779; il quadro di S. Giacomo della Marca del secolo XVII; un Busto della Madonna del secolo XIX; il quadro di Giovanna Maria della croce di P. Agostino Cenoman della Slesia, datato 1673; L’adorazione dei pastori tra il secolo XVII-XVIII; un S. Leonardo da Porto Maurizio del secolo XVIII (dopo il 1796 o inizi del XIX secolo); una Madonna con il Bambino del secolo XVIII.
L’esposizione comprende anche una serie di ritratti, tutti i quadri un tempo nelle stanza del Guardiano, e quelli nel corridoio dei frati. Molti sono poi i crocefissi e gli arredi liturgici conservati, assieme ad una serie di pianete e vesti liturgiche provenienti dalla bottega Viesi che è stata attiva a Cles.